Recupero dell’acqua piovana in una casa green: come funziona, quanto si può risparmiare e dove riutilizzarla

Quando si parla di casa green, l’attenzione si concentra spesso sul risparmio energetico: isolamento termico, pannelli fotovoltaici, pompe di calore e serramenti ad alte prestazioni. La sostenibilità di un’abitazione, però, riguarda anche un’altra risorsa fondamentale: l’acqua.

Il recupero dell’acqua piovana permette di raccogliere l’acqua che cade sulle coperture dell’edificio, conservarla e riutilizzarla per attività che non richiedono necessariamente acqua potabile. Una soluzione che può contribuire a ridurre i consumi provenienti dalla rete idrica e a rendere l’abitazione più efficiente dal punto di vista ambientale.

Recupero dell’acqua piovana in una casa green: come funziona, quanto si può risparmiare e dove riutilizzarla

Come funziona un impianto di recupero dell’acqua piovana

Il principio è relativamente semplice. L’acqua che cade sul tetto viene raccolta attraverso grondaie e pluviali e indirizzata verso un sistema di filtrazione, necessario per trattenere foglie, detriti e altre impurità.

Successivamente viene convogliata all’interno di una cisterna di accumulo, che può essere installata fuori terra oppure interrata. Dal serbatoio l’acqua viene poi prelevata, normalmente attraverso un sistema di pompaggio, e distribuita alle utenze previste.

Un impianto completo può quindi essere composto da superficie di raccolta, grondaie e pluviali, filtri, serbatoio, pompa e una rete separata destinata esclusivamente agli utilizzi consentiti dell’acqua recuperata.

La progettazione deve essere effettuata con particolare attenzione proprio perché l’acqua piovana raccolta non deve essere confusa con quella potabile. La norma UNI EN 16941-1:2024 disciplina i sistemi per l'utilizzo in sito dell'acqua piovana per usi non potabili e fornisce indicazioni relative a progettazione, dimensionamento, installazione e manutenzione.

Dove si può riutilizzare l’acqua piovana?

Uno degli aspetti più interessanti è che in casa utilizziamo acqua potabile anche per attività nelle quali una qualità così elevata non è indispensabile.

L’acqua piovana recuperata può essere particolarmente utile, ad esempio, per l’irrigazione di giardini e aree verdi, per alcuni lavaggi esterni e, con un impianto appositamente progettato, per l’alimentazione delle cassette di scarico dei WC.

La stessa guida alla casa green di Casa Green individua nella raccolta dell’acqua piovana una delle possibili strategie per una gestione sostenibile dell’acqua, indicando tra i possibili utilizzi proprio l’irrigazione e lo scarico dei servizi igienici.

Non deve invece essere automaticamente considerata acqua adatta al consumo umano. La UNI EN 16941-1:2024 riguarda infatti espressamente l'utilizzo dell'acqua raccolta per usi non potabili, escludendo dal proprio campo di applicazione l'acqua destinata a bere, preparare alimenti o all'igiene personale.

Quanta acqua si può recuperare?

La quantità dipende soprattutto da tre elementi: superficie della copertura, quantità di precipitazioni e capacità di accumulo dell’impianto.

Per comprendere il principio possiamo fare un semplice esempio. Su una copertura di 100 metri quadrati, 800 millimetri di precipitazioni annuali corrispondono teoricamente a circa 80 metri cubi di acqua che raggiungono la superficie del tetto nel corso dell’anno.

La quantità effettivamente recuperabile sarà inferiore, perché bisogna considerare perdite, filtrazione, caratteristiche della copertura, capacità della cisterna, periodi di siccità ed eventuali momenti in cui il serbatoio è già pieno.

È quindi sbagliato dimensionare una cisterna soltanto sulla superficie del tetto. Occorre mettere in relazione la disponibilità di pioggia con il reale fabbisogno dell'abitazione.

Quanto si può risparmiare con il recupero dell’acqua piovana?

Non esiste una percentuale valida per tutte le abitazioni. Una villetta con un grande giardino avrà esigenze e possibilità di recupero completamente differenti rispetto a un appartamento o a un edificio con una piccola superficie di copertura.

Il potenziale di risparmio può però essere significativo proprio perché una parte del consumo di acqua potabile può essere sostituita con acqua piovana negli utilizzi compatibili.

Il tema assume particolare rilevanza considerando la quantità di acqua che viene distribuita ogni giorno. Secondo i dati Istat relativi al 2024, nei comuni capoluogo italiani sono stati erogati mediamente 233 litri di acqua potabile per abitante al giorno.

Un impianto correttamente dimensionato non elimina naturalmente il consumo proveniente dall'acquedotto, ma può evitare di utilizzare acqua potabile per attività che non la richiedono. Il beneficio deve quindi essere valutato non soltanto in termini economici, ma anche come riduzione del prelievo di una risorsa preziosa.

Come scegliere la dimensione della cisterna

Una cisterna molto grande non è necessariamente una scelta migliore. Se la superficie di raccolta è limitata o le precipitazioni sono scarse, un serbatoio sovradimensionato rischia di non essere utilizzato pienamente. Al contrario, un serbatoio troppo piccolo può riempirsi velocemente durante le piogge intense, facendo perdere una parte dell’acqua potenzialmente recuperabile.

La progettazione dovrebbe quindi prendere in considerazione la piovosità della zona, la superficie e le caratteristiche della copertura, il numero di persone presenti nell'abitazione e soprattutto gli utilizzi previsti.

Anche la manutenzione è importante: filtri, grondaie, serbatoi e sistemi di pompaggio devono essere controllati periodicamente per mantenere l'impianto efficiente.

Recuperare l’acqua significa rendere la casa realmente più sostenibile

Una casa ecologica non dovrebbe essere valutata soltanto in base alla quantità di energia che consuma. La sostenibilità riguarda il modo in cui vengono utilizzate tutte le risorse disponibili.

Recuperare l’acqua piovana significa valorizzare una risorsa naturale che, altrimenti, verrebbe semplicemente allontanata attraverso il sistema di smaltimento delle acque meteoriche. Significa anche ridurre l’utilizzo di acqua potabile per attività nelle quali non è necessaria.

Inserito all’interno di un progetto più ampio che comprenda efficienza energetica, utilizzo di fonti rinnovabili, materiali sostenibili e riduzione degli sprechi, il recupero dell’acqua piovana in una casa green può quindi diventare un altro tassello importante per realizzare un’abitazione più efficiente, responsabile e attenta all'ambiente.