Nuovo APE e classi energetiche: cosa cambia con la Direttiva Case Green

L’Attestato di Prestazione Energetica è destinato a cambiare. La Direttiva europea “Case Green”, ufficialmente Direttiva (UE) 2024/1275 sulla prestazione energetica nell’edilizia, prevede infatti una revisione del sistema con cui vengono misurati, descritti e classificati i consumi energetici degli edifici.

nuovo ape 2026

Tra le novità più rilevanti rientrano

  • una nuova scala europea delle classi energetiche;
  • maggiori informazioni sui consumi effettivi e sulle emissioni dell’edificio;
  • una crescente attenzione all’impatto ambientale dell’immobile durante il suo intero ciclo di vita.

Questo non significa, però, che tutti i proprietari debbano rifare immediatamente l’APE o che le abitazioni appartenenti alle classi energetiche più basse non possano più essere vendute o affittate.

Per comprendere cosa sta realmente cambiando è necessario distinguere due diversi livelli normativi: da una parte la Direttiva Case Green, che deve essere attuata attraverso la normativa nazionale; dall’altra il nuovo Decreto Requisiti Minimi, entrato in vigore in Italia il 3 giugno 2026 e già rilevante per la progettazione energetica degli edifici e per determinati interventi edilizi.

Che cos’è l’APE e perché è importante

L’APE, acronimo di Attestato di Prestazione Energetica, è il documento che descrive le caratteristiche energetiche di un edificio o di una singola unità immobiliare. L’attestato attribuisce all’immobile una classe energetica sulla base delle sue prestazioni e del fabbisogno necessario per servizi quali riscaldamento, raffrescamento, produzione di acqua calda sanitaria, ventilazione e, nei casi previsti, illuminazione.

La classe energetica consente quindi di confrontare immobili differenti e di comprendere, almeno in termini standardizzati, quanto un’abitazione sia efficiente dal punto di vista energetico. Un edificio ben isolato, dotato di serramenti performanti, impianti efficienti e sistemi alimentati da fonti rinnovabili richiede generalmente meno energia per mantenere condizioni interne confortevoli. Questo può tradursi in consumi inferiori, bollette più contenute, maggiore comfort abitativo e minori emissioni.

L’APE assume inoltre particolare importanza nelle compravendite e nelle locazioni immobiliari, oltre che in numerosi interventi di nuova costruzione, ristrutturazione e riqualificazione energetica.

Come cambieranno le classi energetiche degli edifici

Uno degli obiettivi della Direttiva Case Green è rendere maggiormente omogenei i sistemi di classificazione energetica utilizzati nei diversi Paesi dell’Unione europea. Il nuovo modello europeo prevede una scala principale compresa tra la classe A e la classe G.

La classe A sarà associata agli edifici a emissioni zero, mentre la classe G dovrà rappresentare gli immobili con le prestazioni energetiche peggiori all’interno del patrimonio edilizio nazionale al momento dell’introduzione della nuova scala. Le classi intermedie, dalla B alla F, dovranno essere distribuite secondo criteri stabiliti dagli Stati membri, in modo da rappresentare adeguatamente le diverse prestazioni degli edifici presenti nel territorio nazionale.

Per l’Italia si tratterà di un cambiamento significativo, perché il sistema attuale prevede, nella fascia più efficiente, diverse sottoclassi: A1, A2, A3 e A4. Con l’attuazione della Direttiva, la classificazione dovrà essere rimodulata. Di conseguenza, un immobile potrebbe in futuro ricevere una classe energetica differente anche senza aver subito interventi edilizi o modifiche agli impianti.

Non si tratterebbe necessariamente di un peggioramento delle prestazioni reali dell’edificio, ma dell’effetto prodotto dall’applicazione di una nuova scala e di nuovi criteri di calcolo.

La nuova classe A per gli edifici a emissioni zero

Nel futuro sistema europeo, il livello più elevato della classificazione sarà collegato al concetto di edificio a emissioni zero. Un edificio a emissioni zero è un immobile caratterizzato da prestazioni energetiche molto elevate, da un fabbisogno energetico ridotto e dall’assenza, o dalla drastica limitazione, delle emissioni operative di carbonio derivanti dai combustibili fossili.

La Direttiva consente agli Stati che utilizzano già una denominazione specifica per questi immobili di mantenere la classe A0. È inoltre prevista la possibilità di introdurre una classe A+ per edifici che raggiungano prestazioni superiori ai requisiti ordinari previsti per gli edifici a emissioni zero. La definizione concreta delle soglie e delle modalità di classificazione richiederà comunque l’intervento del legislatore nazionale e l’adeguamento delle metodologie di calcolo, degli strumenti informatici e delle piattaforme utilizzate dai certificatori energetici.

Il nuovo APE conterrà più informazioni

La riforma non riguarda soltanto le lettere utilizzate per classificare gli immobili. Il nuovo Attestato di Prestazione Energetica sarà destinato a diventare un documento più dettagliato, capace di fornire una rappresentazione più completa delle caratteristiche dell’edificio.

Tra le informazioni previste rientrano gli indicatori relativi al consumo di energia primaria e finale, espressi in chilowattora per metro quadrato all’anno, e il fabbisogno energetico distinto per i diversi servizi dell’edificio. L’attestato dovrà inoltre fornire informazioni sulle fonti energetiche utilizzate, sulla presenza e sulla produzione di energia da fonti rinnovabili e sulla capacità dell’edificio di adattare i propri consumi alle condizioni esterne o alle esigenze della rete energetica.

Una delle innovazioni più importanti è rappresentata dal GWP, il Global Warming Potential, cioè il potenziale di riscaldamento globale associato all’edificio. Questo indicatore prende in considerazione le emissioni di gas a effetto serra espresse in chilogrammi di CO₂ equivalente per metro quadrato. La valutazione non è destinata a fermarsi ai consumi durante l’utilizzo dell’immobile, ma può estendersi alle diverse fasi del suo ciclo di vita, comprendendo la produzione dei materiali, la costruzione, la manutenzione, la ristrutturazione e la demolizione.

Si passa quindi progressivamente da una valutazione concentrata quasi esclusivamente sui consumi energetici a una visione più ampia dell’impatto ambientale dell’edificio.

Gli APE esistenti devono essere rifatti?

La Direttiva Case Green non comporta automaticamente l’obbligo di rifare tutti gli Attestati di Prestazione Energetica già rilasciati. Gli APE esistenti continuano, in linea generale, a essere disciplinati dalla normativa nazionale e a conservare la propria validità fino alla scadenza, salvo i casi in cui intervengano modifiche dell’immobile o degli impianti che richiedano un aggiornamento.

La durata ordinaria dell’attestato rimane pari a dieci anni, a condizione che vengano rispettati gli obblighi relativi alla manutenzione e al controllo degli impianti termici previsti dalla normativa.

Un nuovo attestato può rendersi necessario, ad esempio, in occasione di una nuova costruzione, di una ristrutturazione importante, di interventi che modifichino la prestazione energetica dell’immobile o alla scadenza del documento precedente.

È quindi inesatto affermare che, per effetto della scadenza europea del 29 maggio 2026, tutti i proprietari debbano richiedere immediatamente un nuovo APE.

È obbligatorio ristrutturare le abitazioni in classe F o G?

Un altro punto sul quale è necessario fare chiarezza riguarda i presunti obblighi generalizzati di ristrutturazione degli immobili appartenenti alle classi energetiche più basse.

La versione definitiva della Direttiva Case Green non stabilisce che ogni singola abitazione debba raggiungere obbligatoriamente una specifica classe energetica entro il 2030. Per il patrimonio residenziale, la Direttiva fissa obiettivi di riduzione del consumo medio di energia primaria che devono essere perseguiti dagli Stati membri attraverso strategie, incentivi, misure di sostegno e programmi nazionali di ristrutturazione.

L’obiettivo europeo è ridurre il consumo medio di energia primaria degli edifici residenziali del 16% entro il 2030 e del 20-22% entro il 2035 rispetto ai valori di riferimento previsti dalla Direttiva.

Si tratta dunque di obiettivi riferiti al patrimonio edilizio nazionale, non di un obbligo automatico imposto indistintamente a ogni proprietario. Al momento non esiste, per il solo effetto della Direttiva europea, un divieto generale di vendere o affittare un’abitazione in classe F o G. Eventuali obblighi specifici dovranno derivare dalla normativa italiana di attuazione e dovranno essere valutati sulla base dei provvedimenti effettivamente approvati.

Cosa è cambiato in Italia dal 3 giugno 2026

Accanto alle future modifiche derivanti dalla Direttiva Case Green, dal 3 giugno 2026 è entrato in vigore il Decreto del Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica del 28 ottobre 2025, conosciuto come nuovo Decreto Requisiti Minimi. Il provvedimento aggiorna il precedente Decreto del 26 giugno 2015 e modifica le metodologie di calcolo delle prestazioni energetiche e i requisiti minimi applicabili agli edifici.

Le nuove disposizioni interessano soprattutto gli edifici di nuova costruzione e gli immobili sottoposti a ristrutturazioni importanti o interventi di riqualificazione energetica.

Tra gli aspetti interessati dall’aggiornamento rientrano la valutazione dei ponti termici, l’impiego delle superfici esterne lorde nei calcoli, le verifiche sulla trasmittanza e sulle prestazioni dell’involucro, l’aggiornamento dell’edificio di riferimento e alcune prescrizioni relative agli impianti, ai sistemi di automazione e alle infrastrutture di ricarica per i veicoli elettrici.

Queste disposizioni sono già operative e devono essere considerate dai progettisti e dai tecnici per gli interventi rientranti nel loro ambito di applicazione. È quindi fondamentale non confondere il nuovo Decreto Requisiti Minimi, già entrato in vigore, con la futura completa attuazione italiana della Direttiva Case Green e del nuovo modello europeo di APE.

Perché la classe energetica sarà sempre più importante

Anche in assenza di un obbligo generalizzato di ristrutturazione, la prestazione energetica è destinata ad assumere un peso crescente nel mercato immobiliare.

Un’abitazione efficiente può offrire consumi inferiori, maggiore stabilità delle temperature interne, un migliore comfort estivo e invernale e una minore dipendenza dalle oscillazioni del prezzo dell’energia.

La qualità energetica può inoltre influire sull’interesse dei potenziali acquirenti, sulla facilità di vendita o locazione e, in determinate condizioni, sul valore dell’immobile.

Al contrario, gli edifici caratterizzati da dispersioni elevate, impianti inefficienti e consumi considerevoli potrebbero richiedere interventi più onerosi per essere adeguati alle future esigenze del mercato e della normativa.

Per questo motivo la classe energetica non dovrebbe essere considerata soltanto come una lettera inserita in un documento, ma come un indicatore utile per comprendere la qualità dell’edificio e programmare eventuali interventi.

Quali interventi possono migliorare l’efficienza di una casa

Il miglioramento della prestazione energetica richiede una valutazione complessiva dell’immobile. Non esiste una soluzione valida in modo identico per tutti gli edifici.

Tra gli interventi più frequenti rientrano l’isolamento termico delle pareti e della copertura, la sostituzione dei serramenti, la correzione dei ponti termici, l’installazione di schermature solari e il miglioramento della tenuta all’aria dell’involucro.

Sul versante impiantistico possono essere valutati sistemi di riscaldamento e raffrescamento più efficienti, pompe di calore, impianti fotovoltaici, sistemi di accumulo, solare termico, ventilazione meccanica controllata e dispositivi per la regolazione intelligente dei consumi.

La scelta dovrebbe partire da una diagnosi energetica o da un’analisi tecnica dell’edificio. Sostituire un singolo componente senza valutare il comportamento complessivo della casa può infatti produrre risultati inferiori alle attese o generare nuovi problemi, come condensa, muffa o squilibri nella ventilazione.

Verso edifici più efficienti e trasparenti

Il futuro APE rappresenterà uno strumento più completo rispetto all’attestato attuale. Non indicherà soltanto quanto consuma un edificio, ma offrirà progressivamente informazioni più dettagliate sulle fonti energetiche, sulle emissioni e sull’impatto ambientale dell’immobile.

La revisione delle classi energetiche renderà inoltre necessario abituarsi a un nuovo sistema di valutazione. La lettera attribuita a una casa potrà cambiare per effetto della riclassificazione, senza che ciò significhi necessariamente che l’edificio abbia improvvisamente modificato i propri consumi.

Per i proprietari non esiste oggi un obbligo generalizzato di rifare l’APE o di ristrutturare immediatamente gli immobili meno efficienti. La direzione intrapresa dall’Unione europea e dal mercato immobiliare è però chiara: nei prossimi anni l’efficienza energetica, la riduzione delle emissioni e la qualità ambientale degli edifici avranno un ruolo sempre più rilevante.

Programmare per tempo gli interventi, affidarsi a professionisti qualificati e valutare la casa come un sistema unitario può consentire di migliorare il comfort, ridurre i consumi e preservare il valore dell’immobile nel lungo periodo.